Isabella Simiele e l'arte di tornare a casa felice
- Andrea Coscia
- 10 lug
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 1 lug
Come una ceramista piemontese ha trasformato il rallentare in un atto rivoluzionario
Di Andrea Coscia · Rubrica: Il Successo Delle Donne
C'è un tipo di bellezza che non si trova nei cataloghi. Non ha bordi perfetti, non risponde ai filtri dell'algoritmo, non ha bisogno di hashtag per essere riconoscibile. È la bellezza di un oggetto fatto con le mani da qualcuno che ci ha messo dentro un pezzo di sé: un viaggio, un'emozione, una mattina di arrampicata in cui il mondo sembrava finalmente al suo posto.
Isabella Simiele la chiama ceramica. Io la chiamo “vivere”.
Ho incontrato Isabella in una conversazione lunga e onesta, di quelle in cui non si cerca la risposta giusta ma quella vera. E quello che è emerso non è la storia di una donna che ha lasciato un lavoro per inseguire un sogno: narrativa che ormai appartiene al marketing dell'autenticità. È qualcosa di più complesso, di più prezioso.

Isabella Simiele | Ceramista | per la Rubrica: il successo delle donne
— I —
Ouimiel: un nome, un'origine, una filosofia
Il nome Ouimiel viene dal giapponese: sono i biscottini della fortuna, quei piccoli involucri che nascondono dentro un messaggio. Non è una scelta casuale. Isabella porta messaggi dentro ogni oggetto che crea. Non scrive sul retro della tazza, non aggiunge etichette esplicative: lo fa attraverso la forma, il colore, la tecnica.
Una tazza che richiama il Giappone non lo fa con gli ideogrammi. Lo fa con il silenzio del design, con una curva che ricorda un paesaggio, con la Souimiè: la tecnica pittorica giapponese applicata con mani che hanno scalato le Alpi e camminato nella savana africana.
Ouimiel nasce nel 2024 come attività, ma Isabella, esisteva già prima. Non è cambiata, ha abbracciato semplicemente se stessa, le sue passioni che si sono evolute in una professione creativa.
— II —
Il rallentare come atto rivoluzionario
Ci sono persone che entrano in uno studio di ceramica cercando un hobby. Isabella ci è entrata cercando una pausa. Aveva bisogno di fare una sola cosa, senza dover performare, senza dover rendere conto a nessuno, senza il peso della produttività che caratterizza ogni angolo del mondo contemporaneo.
"Ho iniziato a fare ceramica perché avevo bisogno di rallentare. Di dedicarmi a quell'attività senza dover fare altre cento cose."
In un'epoca in cui anche il benessere è diventato un'altra performance da ottimizzare, meditare più velocemente, fare yoga più produttivamente. La scelta di rallentare senza giustificazioni è una delle forme più radicali di resistenza culturale.
L'argilla non ammette fretta. Chiede presenza. Vuole che tu sia lì, con le mani dentro, senza distrazioni. Isabella ha scoperto che quella presenza, quella qualità di attenzione, era esattamente ciò di cui aveva bisogno per vivere pienamente.
— III —
Le passioni come bussola esistenziale
Isabella viene dall'arrampicata. Da lì è venuta la montagna, poi la natura, poi il bisogno di creare con materiali naturali. È una genealogia di passioni che si alimentano l'una con l'altra, che costruiscono un percorso non pianificato ma profondamente coerente.
Ci racconta come funzionano davvero le trasformazioni: raramente sono il frutto di una decisione pianificata, razionale, sulla propria vita. Più spesso sono il risultato di un lungo ascolto: delle proprie inclinazioni, dei momenti in cui ci si sente vivi, delle attività in cui il tempo scompare.
"Coltivare le passioni è fondamentale. Va sopra qualsiasi cosa. Le passioni costituiscono la tua felicità."
Non è edonismo. Non è una fuga dalle responsabilità. È la comprensione profonda che un essere umano che vive di solo lavoro, senza hobby, senza passioni, senza momenti in cui si riconosce al di là del proprio ruolo, è un essere umano che si sta lentamente svuotando.
— IV —
L'oggetto come narrazione: mettere se stessi in ciò che si crea
Isabella fa workshop di ceramica. E in quei workshop osserva qualcosa che la inquieta e la sprona: molte persone arrivano con un'immagine già salvata su Pinterest. L'idea di copiare qualcosa è umana: lo facciamo tutti, anche lei. La differenza, però, è decisiva.
"Prendere ispirazione sì, dice, ma poi infondi ciò che rappresenta per te quel colore, quella forma. Se lo riproduci e basta, perde di significato."
Questa riflessione nella sua semplicità, stimola in profondità. Vale per chiunque stia cercando una propria voce: nel lavoro, nella comunicazione, nella vita. La differenza tra eseguire e creare non è una questione di tecnica, di presenza. È la quantità di sé che si mette in ciò che si fa.
Un profilo Instagram può essere costruito come un catalogo di best practice copiate, oppure può essere una finestra aperta su un'esistenza autentica. La community di Isabella: circa 26.000 persone, non si è costruita con una strategia pianificata. Si è consolidata perché le persone hanno riconosciuto qualcosa di vero.
— V —
Il successo che non si riesce a definire
Ho chiesto a Isabella cosa sente nel corpo quando sente la parola "successo". Non cosa pensa, ma cosa sente.
Si è fermata. Mi ha risposto che quella parola non le appartiene. Che non saprebbe definirla oggettivamente, che non si è mai sentita arrivata. E poi, con semplicità ha pronunciato:
"Per me forse il successo è tornare a casa felice. Trovare qualcosa che ti rende felice, vivo."
C'è una duplicità in questa risposta che vale la pena esplorare. Da un lato, il non sentirsi mai arrivata genera una certa tensione, quella sensazione di dover sempre dimostrare qualcosa. Dall'altro, Isabella riconosce che è esattamente quella tensione a tenerla creativa, curiosa, viva.
Non è una contraddizione da risolvere. È la visione di chi ha scelto di non smettere di crescere. La vetta non è l’arrivo: il cammino è il punto.
— VI —
Cosa trasmette la sua storia
Isabella Simiele non è una storia di successo convenzionale. Non ha una storia strappa lacrime, non ha un sogno da inoltrare, non ha una formula da replicare.
Ci offre qualcosa di più raro: una vita riconoscibile. Una vita in cui le scelte, anche quelle che apparivano azzardate dall'esterno, hanno seguito un filo di coerenza interna. In cui le passioni non erano una distrazione dal lavoro, ma il lavoro stesso.
Alla fine, il messaggio fondamentale è proprio questo: non il coraggio di cambiare tutto, ma il coraggio di ascoltarsi abbastanza da capire cosa vale la pena tenere. E cosa, con rispetto e gratitudine, vale la pena lasciare andare.
"Se non inizi a fare le cose, non potrai mai sapere in cosa potrebbero evolversi."



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